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Veduta di Palazzo Marini
Palazzo Marini


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Edifici storici

Di epoca successiva a quella Romana, rimangono nel territorio della comunità montana numerosi palazzi ed edifici storici, risalenti soprattutto ai secoli dal rinascimento in poi.

I più importanti sono quelli associati alla presenza nel territorio del fenomeno del brigantaggio, durante il XVII secolo.

Il Palazzo Pezzola è un palazzotto tardo-rinascimentale che si apre su un lato della piazza Umberto I a Borgovelino, e che fu dimora del brigante Giulio Pezzola. La vecchia sala di rappresentanza con soffitto a cassettoni in legno di castagno ha uno splendido camino, che occupa tutta la parete di fondo; il palazzo presenta fregi e sculture in cotto, da ricondursi allo stile impero e molto probabilmente al Cesi, notissimo incisore antrodocano. La fantasia popolare vuole che il palazzo fosse attrezzato con dei cunicoli che permettevano ai briganti di trasferirsi rapidamente da una proprietà a un'altra nei momenti di pericolo.

La più famosa fra le proprietà che la leggenda vuole a disposizione del Pezzola e della sua banda è il Casino dei Blasetti, dal nome della famiglia antrodocana che ne fu a lungo proprietaria. Si tratta di una sorta di fortezza posta su un'altura che domina il paese, e che presenta uno splendido soffitto a cassettoni e torri con feritoie.

Altri palazzi degni di nota si trovano ad Accumoli: si tratta del Palazzo Comunale, del Palazzo del Podestà, di Palazzo Marini e del Palazzo del Guasto, antichi palazzi nobiliari risalenti rispettivamente al XVI, al XIII, al XVII secolo e al periodo rinascimentale.

Veduta del palazzo delle Terme Un discorso a parte meritano le antiche terme di Antrodoco, che hanno origini antichissime ma sopravvivono e funzionano, fra alterne vicende, fino ai giorni nostri. I primi a parlare delle virtù delle sue acque sulfuree, già dal II secolo a.C. in poi, sono Marco Terenzio Varrone, Publio Virgilio Marone, Strabone e Plinio il Vecchio.

Le terme rimangono note durante tutto il medioevo e i secoli del rinascimento, e nel 1600, oltre all'area originale, i bagnanti utilizzano già anche l'attuale area termale.

Durante i secoli e fino ai primi del '900 le qualità terapeutiche delle acque sulfuree di Antrodoco sono note e molto popolari in tutto il sud della penisola.

Nel 1943 lo stabilimento viene occupato dalle truppe tedesche, diventando una sede del loro comando e venendo completamente distrutte.

Negli anni '50 hanno inizio importanti lavori di restauro che portano le terme alla loro stagione più florida in epoca recente, negli anni '60 e '70.

Chiuse per tutti gli anni '80 e '90, solo dopo 23 anni e un ennesimo ciclo di restauri sono oggi prossime alla riapertura.