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Il canto a braccio

Strumenti musicali tradizionali Tipica della Valle del Velino, la pratica del canto a braccio prende le mosse, come le altre tradizioni del luogo, dal mondo agro-pastorale. Si tratta di una antica forma espressiva che consiste nel cantare, su una base ritmica predefinita, improvvisando i testi del canto.

I temi del canto a braccio sono gli stessi codificati nella tradizione letteraria italiana: provengono infatti dalle letture che i pastori facevano, anticamente, mentre lasciavano riposare le greggi, e che riproponevano poi, in gruppo, improvvisando.
Si tratta quindi di temi bucolici ma anche d'ispirazione epico-cavalleresca.

Se le parole sono improvvisate, le metriche sono invece definite con esattezza, e provengono anch'esse dalla tradizione letteraria italiana. Il canto a braccio si effettua tradizionalmente in ottava rima, una struttura classica della poesia italiana, composta da otto righi di cui sei in rima alternata e due in rima baciata, e in cui ogni rigo è un endecasillabo, ha cioè la stessa metrica del verso della terzina dantesca.

Si può tuttavia trovare anche la quartina o la terzina, quest'ultima particolarmente di moda negli ultimi tempi per la sua musicalità e la sua facilità ad accompagnarsi al suono della ciaramella o dell'organetto.

Le ottave e le terzine hanno inoltre la caratteristica di essere concatenate: il poeta riprende un verso del poeta precedente, l'ultimo se si canta in ottava rima, quello centrale se si canta in terzina.

La tradizione del canto a braccio si esplica anche nell'uso di cantare a turno ponendo in atto delle gare. Le gare di canto a braccio iniziano tradizionalmente la sera, prima della gara stessa, con una sorta di "riscaldamento" a cui segue la gara vera e propria, che dura circa un'ora e prosegue spesso dopo cena, anche fino al mattino.